IA · 6 settembre 2026 · 5 min di lettura
La guerra del copyright si allarga: nuovi quotidiani citano OpenAI, mentre Microsoft svela i log di Copilot
In sintesi: Due storiche testate statunitensi, The Seattle Times e Newsday, hanno citato in giudizio OpenAI e Microsoft con l'accusa di sfruttare il giornalismo professionale per addestrare i propri modelli generativi senza autorizzazione né compenso. Parallelamente, nel contenzioso già in corso con il New York Times, Microsoft ha depositato un'analisi forense su oltre otto milioni di conversazioni di Copilot per dimostrare che gli utenti non utilizzano il chatbot per leggere notizie integrali, difendendo la tesi del fair use.
di Team Mocchi's
Il contenzioso tra editoria tradizionale e colossi dell'intelligenza artificiale entra in una fase cruciale. Due testate storiche della stampa locale e regionale statunitense, The Seattle Times e Newsday, hanno depositato una causa federale congiunta contro OpenAI e Microsoft. L'azione legale accusa le due aziende di aver saccheggiato decenni di inchieste giornalistiche per addestrare i rispettivi modelli linguistici, compromettendo la sostenibilità economica dell'informazione indipendente.
Come riporta TechCrunch, l'atto di citazione definisce l'attuale implementazione dell'IA generativa come «un serpente che si mangia la coda», destinato a distruggere proprio le organizzazioni su cui fa affidamento per esistere. Secondo gli editori, strumenti come ChatGPT e Microsoft Copilot non sono meri sistemi di sintesi, ma consumatori rapaci che restituiscono repliche derivative di contenuti coperti da copyright, intercettando traffico e ricavi pubblicitari.
La difesa forense di Microsoft: 8,2 milioni di log sotto la lente
Mentre il fronte delle cause si estende, a New York il procedimento avviato lo scorso anno dal The New York Times, dall'Authors Guild e dal Center for Investigative Reporting (CIR) è giunto a un punto di svolta documentale. Nel tentativo di ottenere un giudizio sommario prima del processo dibattimentale, Microsoft ha depositato un corpus di evidenze empiriche inedite basate sull'uso reale del proprio assistente.
Secondo quanto riferito da The Verge, il gruppo di Redmond ha fornito ai periti di parte attrice un campione di 8,2 milioni di conversazioni registrate su Copilot. I registri sono stati selezionati tramite parole chiave mirate, proprio per isolare le sessioni con la più alta probabilità di interazione con i siti delle testate querelanti. L'esito delle verifiche statistiche mostra che solo 59.545 risposte (meno dell'1% del campione) contenevano almeno 16 parole consecutive condivise con i testi giornalistici originali.
L'analisi ha evidenziato proporzioni ancora più ridotte per le opere letterarie: nei milioni di log analizzati, l'esperto degli autori ha rintracciato appena 24 risposte con una sovrapposizione di almeno 30 parole, coinvolgendo soltanto 10 dei 212 volumi esaminati. Per i legali di Microsoft, questi numeri provano che Copilot non opera come sostituto di mercato dei quotidiani o dei libri, ma trasforma l'informazione per scopi profondamente differenti, rientrando a pieno titolo nella dottrina del fair use.
Tra alleanze passate e scontro ideologico sul fair use
La replica dell'avvocato capo del New York Times, Ian Crosby, non si è fatta attendere: la testata newyorkese sostiene che la quantificazione statistica non cancelli il fatto primario, ovvero che interi archivi proprietari siano stati copiati senza licenza nelle fasi di pre-training per sviluppare prodotti commerciali concorrenti.
La vicenda del Seattle Times aggiunge un elemento di paradosso economico e relazionale. Sia Microsoft che OpenAI avevano in passato sostenuto economicamente borse di studio e progetti digitali del quotidiano di Seattle. Un portavoce di Microsoft si è detto sorpreso della causa, ribadendo la disponibilità al dialogo, ma l'iniziativa dimostra come i contributi filantropici o i programmi pilota non bastino più a placare il malcontento delle redazioni, ormai decise a pretendere accordi di licenza sistematici e vincolanti.
Il punto di Mocchi's
Lo scontro legale tra editoria e provider di intelligenza artificiale ci mette di fronte a una realtà che le imprese non possono più ignorare: il rischio di conformità legato ai dati di addestramento e di retrieval sta passando dalla teoria alle aule di tribunale. Quando progettiamo architetture RAG o integriamo assistenti aziendali, dobbiamo garantire che le fonti documentali siano tracciate e dotate di licenze esplicite, scongiurando il rischio di rigurgiti testuali non autorizzati. La trasparenza statistica mostrata da Microsoft dimostra che la misurabilità delle risposte sarà uno standard obbligato per difendere la legittimità dei sistemi IA nel prossimo futuro.