IA · 3 settembre 2026 · 5 min di lettura
Il governo USA si schiera con OpenAI: l'addestramento sui dati protetti è fair use
In sintesi: Il governo federale degli Stati Uniti è intervenuto formalmente nella causa per violazione di copyright avviata dal New York Times contro OpenAI e Microsoft, depositando una memoria in cui definisce l'addestramento dei grandi modelli linguistici un utilizzo trasformativo protetto dal fair use. Secondo Washington, imporre licenze obbligatorie su ogni testo rischierebbe di frenare il progresso scientifico e minare la leadership tecnologica globale del Paese.
di Team Mocchi's
Nella controversia legale più influente per il futuro dell'intelligenza artificiale generativa scende in campo il governo federale. L'amministrazione statunitense ha depositato una memoria di venti pagine presso la corte distrettuale di New York in difesa di OpenAI e Microsoft, citate in giudizio nel dicembre 2023 da The New York Times per aver addestrato i propri modelli linguistici sui milioni di articoli della testata senza autorizzazione o compenso.
Come riporta TechCrunch, la presa di posizione governativa inquadra la controversia non come una semplice lite contrattuale tra privati, ma come una questione di rilevanza strategica per la sicurezza economica nazionale. Nel documento, gli avvocati federali sottolineano che gli Stati Uniti possiedono un interesse vitale a preservare la leadership globale nell'innovazione algoritmica, obiettivo che verrebbe compromesso da un'interpretazione restrittiva della legge sul diritto d'autore.
L'argomento del fair use e l'interesse geopolitico
Al centro dello scontro c'è la dottrina del fair use, la clausola dell'ordinamento statunitense che autorizza l'uso non autorizzato di opere protette da copyright a scopi di critica, cronaca o trasformazione sostanziale. Secondo quanto dettagliato da The Verge, i legali del dipartimento hanno avvertito la corte che accogliere la tesi del quotidiano significherebbe stravolgere i principi cardine del copyright, finendo per ostacolare il mandato costituzionale di promuovere il progresso della scienza e delle arti utili.
Nella tesi governativa, i grandi modelli linguistici (LLM) non si limitano a replicare o rivendere i singoli articoli giornalistici, ma ne estraggono schemi semantici, regole sintattiche e relazioni concettuali per generare nuove risposte e abilitare scoperte in svariati settori scientifici. Questa funzione viene qualificata dall'amministrazione come «straordinariamente trasformativa», elemento che nell'analisi giudiziaria fa pendere l'ago della bilancia a favore dell'eccezione legale.
Tra Hemingway e data scraping: la linea difensiva federale
Per spiegare il funzionamento cognitivo dell'apprendimento automatico, il governo ha utilizzato un'analogia letteraria. Come evidenziato da WIRED, l'atto difensivo paragona l'ingestione massiva di testi da parte di una rete neurale all'esercizio di una giovane Joan Didion che ricopiava a macchina i racconti di Ernest Hemingway per comprenderne il ritmo e padroneggiare la tecnica di scrittura. Equiparare la lettura di testi all'infrazione di copyright creerebbe, secondo Washington, conseguenze paradossali sia per le macchine sia per gli autori umani.
La reazione della stampa non si è fatta attendere. Il portavoce del New York Times, Graham James, ha criticato duramente l'iniziativa, accusando la Casa Bianca di prendere le parti di conglomerati tech da trilioni di dollari a danno dei creatori di contenuti, ribadendo che l'ecosistema dell'informazione e quello dell'intelligenza artificiale possono coesistere solo se i laboratori pagano un equo prezzo per le materie prime informative su cui fondano i loro servizi commerciali.
La replica degli editori e le conseguenze per il settore
Sebbene il giudice distrettuale Sidney H. Stein non sia formalmente vincolato al parere del governo, gli analisti legali concordano sul fatto che una presa di posizione esplicita da parte del Dipartimento di Giustizia eserciti una forte influenza persuasiva. Il verdetto su questo fascicolo è destinato a fare giurisprudenza per decine di cause pendenti intentate da gruppi editoriali, case discografiche e autori indipendenti contro i giganti del silicio.
Mentre molte case editrici hanno già scelto la via degli accordi commerciali di licenza privati con OpenAI, Google e Amazon, una convalida giudiziaria del fair use per l'intero processo di pre-training ridurrebbe drasticamente il potere contrattuale dei produttori di contenuti, sollevando le tech company dal rischio di risarcimenti miliardari e consolidando un regime normativo permissivo negli Stati Uniti.
Il punto di Mocchi's
Questo intervento segna un punto di svolta: la partita sul copyright dell'IA è diventata a tutti gli effetti un tema di politica industriale e geopolitica tra blocchi economici. Se gli Stati Uniti blinderanno il fair use per tutelare la competitività dei loro campioni nazionali, il divario con il contesto europeo — guidato dai vincoli stringenti dell'AI Act e delle direttive sul diritto d'autore — rischia di allargarsi ulteriormente sui costi di sviluppo dei modelli di frontiera. Per le aziende italiane ed europee che integrano soluzioni IA nel proprio flusso di lavoro, il messaggio è duplice: sul piano strategico sarà essenziale monitorare la conformità delle catene di approvvigionamento dei dati, mentre sul piano applicativo il mercato si orienterà con decisione verso modelli fondazionali già addestrati oltreoceano, spostando il valore locale sull'orchestrazione software, la sicurezza applicativa e i dati verticali proprietari.
Approfondisci
- https://techcrunch.com/2026/09/02/u-s-government-sides-with-openai-on-issue-of-training-llms-on-copyrighted-material/
- https://www.theverge.com/ai-artificial-intelligence/988344/trump-administration-new-york-times-openai-lawsuit
- https://www.wired.com/story/trump-administration-sides-with-ai-giants-new-york-times-lawsuit/