IA · 15 giugno 2026 · 3 min di lettura
KPMG ritira un report sull'IA: era pieno di allucinazioni generate dall'algoritmo
In sintesi: KPMG ha ritirato il suo report di punta sull'adozione dell'intelligenza artificiale aziendale dopo che diverse organizzazioni citate hanno smentito le informazioni. La piattaforma GPTZero ha confermato che le imprecisioni erano dovute ad allucinazioni dell'IA, svelando che la società ha utilizzato modelli generativi senza adeguato controllo umano per redigere uno studio sull'IA stessa.
di Team Mocchi's
Un report sull'IA scritto da un'IA (con allucinazioni)
In un paradosso tecnologico che solleva seri dubbi sulla qualità dei contenuti professionali nell'era digitale, la multinazionale di servizi professionali KPMG ha ritirato un importante report intitolato "Redefining excellence in the age of agentic AI". La decisione è arrivata dopo che diverse grandi organizzazioni citate nello studio hanno dichiarato che le affermazioni relative al loro utilizzo dell'intelligenza artificiale erano del tutto prive di fondamento o fuorvianti.
Come riportato da TechCrunch, il gruppo di ricerca specializzato in rilevamento testi sintetici GPTZero ha analizzato il documento, originariamente pubblicato nell'ottobre 2025, confermando che le innumerevoli inesattezze derivavano da vere e proprie allucinazioni dell'intelligenza artificiale. In sostanza, KPMG sembra aver utilizzato l'IA generativa per redigere un report sull'IA, omettendo i necessari controlli di accuratezza.
Le smentite delle grandi organizzazioni
Il caso è scoppiato quando importanti istituzioni e aziende internazionali, interpellate dal Financial Times, hanno preso le distanze dal documento. Tra queste, la banca svizzera UBS, il servizio sanitario nazionale del Regno Unito (NHS), le ferrovie federali svizzere (Swiss Federal Railways) e l'ente dei trasporti londinesi (Transport for London). Tutte hanno confermato che i casi d'uso e i dati attribuiti alle loro operazioni erano inventati.
Un portavoce di KPMG ha dichiarato che l'azienda ha rimosso tempestivamente il report dai propri siti web e ha avviato un'indagine interna. "Ci aspettiamo che tutti i nostri professionisti seguano le nostre linee guida sull'uso responsabile dell'IA, inclusa la supervisione umana per convalidare i contenuti e verificare le fonti indipendenti", ha affermato il portavoce.
La supervisione umana al centro del dibattito
L'incidente di KPMG non è un caso isolato, ma riaccende il dibattito sulla necessità del cosiddetto approccio "human-in-the-loop" quando si integrano strumenti di IA generativa nei processi aziendali. Spesso l'entusiasmo per l'automazione spinge i professionisti a delegare la ricerca e la scrittura di documenti sensibili a modelli linguistici, sottovalutando la loro propensione a generare fatti verosimili ma completamente falsi.
La fiducia nei servizi di consulenza si basa sulla rigorosità delle fonti e sull'accuratezza scientifica. Quando una delle "Big Four" della consulenza globale pubblica dati inventati da un algoritmo, il danno reputazionale non colpisce solo l'azienda stessa, ma rischia di minare la credibilità dell'intero ecosistema dell'IA applicata al business.
Un precedente preoccupante nel mondo della consulenza
Questo scivolone segue un episodio analogo avvenuto solo un mese fa, quando un'altra grande firma della consulenza, EY (Ernst & Young), ha dovuto ritirare un report sui programmi di fidelizzazione dei clienti. In quel caso, il documento conteneva note a pià pagina false e citazioni inesistenti prodotte da un'allucinazione di sistema.
Per le imprese che intendono adottare soluzioni di IA, la lezione è chiara: la tecnologia può accelerare la produttività, ma non può in alcun modo sostituire la verifica critica, il fact-checking e la responsabilità intellettuale del professionista umano.