Software · 23 settembre 2026 · 5 min di lettura
Rabbit dice addio al gadget dedicato: con OS3 l'agente IA diventa un software per PC, Mac e chat
In sintesi: A due anni dal controverso debutto del tascabile R1, Rabbit cambia rotta e lancia OS3, un sistema operativo agentico multipiattaforma. La startup ha interrotto la produzione del dispositivo fisico per trasformare il proprio agente in un software cloud che controlla computer Windows, Mac e Linux ed è accessibile direttamente da browser web o tramite app di messaggistica come Telegram e iMessage.
di Team Mocchi's
A inizio 2024, la promessa di Rabbit sembrava l'avanguardia di una nuova era dell'elettronica di consumo: superare la tirannia delle app per smartphone affidando ogni intenzione a un piccolo dispositivo arancione guidato dall'intelligenza artificiale. A distanza di due anni, l'azienda fondata da Jesse Lyu ha dovuto fare i conti con la realtà del mercato. Rabbit ha annunciato il rilascio di OS3, un sistema operativo agentico pensato non più per un costoso gadget proprietario, ma per funzionare su tutti gli schermi che gli utenti utilizzano già quotidianamente.
Contestualmente al lancio, come ha confermato lo stesso fondatore in una lunga intervista concessa a WIRED, l'azienda ha ufficialmente interrotto la produzione del dispositivo tascabile R1. Rabbit non chiude però i battenti: forte di 60 milioni di dollari raccolti e di una struttura rimasta snella con appena quindici dipendenti, la startup prova a reinventarsi come fornitore di pura infrastruttura software.
Un'architettura ibrida per coordinare fino a cinque dispositivi
La principale novità tecnica di OS3 risiede nella sua natura distribuita. Come evidenzia The Verge, la piattaforma opera dal cloud ma è in grado di agire localmente sui computer degli utenti attraverso client dedicati per Windows, macOS e Linux. Ogni account può sincronizzare fino a cinque macchine contemporaneamente, associandovi i modelli di frontiera preferiti tra quelli offerti dai principali provider di IA.
L'utente interagisce con il sistema impartendo comandi testuali o vocali. A quel punto, OS3 analizza l'intento e decide in autonomia quale modello linguistico interrogare, quali file consultare sul disco locale e su quale dispositivo eseguire l'azione richiesta. L'accesso non richiede alcuna periferica specifica: oltre a una dashboard desktop via browser, l'interfaccia dell'agente può essere agganciata a canali di messaggistica ordinari, come Telegram o iMessage, oppure continuare a essere utilizzata sui vecchi R1 tramite un aggiornamento firmware.
Sul fronte della riservatezza, la startup sostiene che OS3 non utilizzi i dati degli utenti per l'addestramento dei propri modelli e non li ceda a terzi, pur memorizzando sui propri server la cronologia delle conversazioni e la memoria contestuale a lungo termine necessaria a far funzionare l'assistente.
Dal Large Action Model alla convergenza degli agenti
Il cambio di rotta di Rabbit fotografa l'evoluzione dell'intero ecosistema dell'intelligenza artificiale. Nel 2024, il dispositivo R1 aveva attirato feroci stroncature perché il suo cosiddetto Large Action Model (LAM)—basato su macchine virtuali remote che emulavano i clic all'interno delle app—soffriva di cronica lentezza ed errori frequenti. Jesse Lyu difende i risultati commerciali del dispositivo, sostenendo di aver consegnato oltre 100.000 unità con tassi di reso inferiori al 5%, ma ammette che la vera sfida era la carenza di capitali rispetto ai colossi della Silicon Valley.
Oggi il paradigma degli agenti operativi autonomi è diventato il centro della competizione globale, con colossi come Meta, Google e OpenAI impegnati a far navigare le IA tra file di sistema e interfacce web. Rabbit cerca quindi di capitalizzare l'esperienza maturata nelle interazioni software, senza tuttavia abbandonare del tutto le velleità costruttive: l'azienda ha infatti anticipato lo sviluppo di un "cyberdeck" orientato al cosiddetto vibe-coding, atteso nei prossimi mesi, che integrerà nativamente OS3.
Il punto di Mocchi's
La parabola di Rabbit dimostra una dinamica che osserviamo spesso nell'adozione tecnologica: l'hardware dedicato all'IA consumer si è rivelato un vicolo cieco, mentre il valore reale si concentra sull'orchestrazione software multipiattaforma. Per le aziende italiane che guardano all'automazione dei processi, l'architettura a monte di soluzioni come OS3 traccia una strada interessante: l'agente ideale non sostituisce gli strumenti di lavoro già presenti nei reparti operativi, ma vi si integra in modo invisibile, dialogando con i sistemi operativi e i software gestionali esistenti. La vera sfida per chi sviluppa e implementa questi flussi non è più l'interfaccia utente, bensì la governance dei permessi locali, la sicurezza dei dati residenti sugli endpoint aziendali e l'affidabilità deterministica delle azioni eseguite in autonomia.