Tech · 8 settembre 2026 · 4 min di lettura

Il ritorno di Travis Kalanick: con Atoms e 1,7 miliardi punta al mercato dei robotaxi

In sintesi: Atoms, la nuova impresa fondata dal creatore di Uber Travis Kalanick, prepara l'ingresso sul mercato dei robotaxi dopo aver raccolto 1,7 miliardi di dollari guidati da Andreessen Horowitz. Con l'acquisizione della startup Pronto di Anthony Levandowski e un investimento di 100 milioni da parte della stessa Uber, Kalanick punta a chiudere i conti con la corsa alla guida autonoma interrotta nel 2017.

di Team Mocchi's

Il ritorno di Travis Kalanick: con Atoms e 1,7 miliardi punta al mercato dei robotaxi

Una partita rimasta in sospeso

Quando la scorsa estate Atoms ha annunciato un round di finanziamento da 1,7 miliardi di dollari guidato da Andreessen Horowitz, Travis Kalanick aveva definito l'operazione un conto aperto con la storia, liquidando le speculazioni con la formula di un «affare incompiuto». Le intenzioni del fondatore ed ex amministratore delegato di Uber sono ora molto più nitide. Come riportato da TechCrunch sulla base di dettagli emersi dal Financial Times, la startup sta pianificando un'aggressiva campagna di assunzioni e una serie di acquisizioni strategiche mirate a trasformarla in un protagonista di primo piano nel settore dei veicoli a guida autonoma e dei robotaxi.

Per Kalanick si tratta di un ritorno sui passi che avevano segnato la fase più ambiziosa e travagliata della sua guida in Uber prima delle dimissioni forzate nel 2017. La convinzione che la flotta del futuro debba fare a meno del conducente umano non è mai venuta meno, ma oggi il contesto tecnologico, computazionale e normativo presenta una maturità nettamente superiore rispetto al decennio scorso.

L'acquisizione di Pronto e la reunion con Levandowski

A confermare la traiettoria industriale di Atoms c'è un tassello fondamentale: l'avvenuta acquisizione di Pronto, la società specializzata in sistemi di guida autonoma per veicoli industriali e minerari fondata da Anthony Levandowski. La mossa ricompone uno dei sodalizi più discussi della Silicon Valley. Levandowski, già pioniere delle auto a guida autonoma in Google e poi responsabile della divisione autonoma di Uber (ATG), era stato al centro della storica causa per furto di segreti industriali intentata da Waymo contro Uber, vicenda culminata in una condanna a 18 mesi di reclusione poi cancellata dalla grazia presidenziale di Donald Trump.

Pronto ha operato in questi anni lontano dai riflettori urbani, perfezionando algoritmi di navigazione autonoma e visione artificiale in ambienti controllati ed estremi come cave e miniere. Integrare questa base tecnologica all'interno di Atoms permette a Kalanick di non ripartire da zero sul piano dell'inferenza spaziale e del software di bordo, accorciando sensibilmente i tempi necessari per validare piattaforme di guida autonoma su strada.

Il disgelo con Uber e la logica della piattaforma

L'aspetto più sorprendente del progetto riguarda i rapporti con Uber. Nonostante la rottura traumatica del 2017 tra Kalanick e il consiglio di amministrazione dell'azienda, il colosso dei servizi di mobilità ha partecipato al round di Atoms con una quota di 100 milioni di dollari. Tra le due realtà sono già state avviate interlocuzioni operative per valutare l'integrazione del software di guida autonoma di Atoms direttamente all'interno della rete di trasporto di Uber.

Dopo aver ceduto la propria divisione autonoma ATG ad Aurora nel 2020, Uber ha trasformato il proprio modello di business in una piattaforma aggregatrice aperta: non sviluppa più hardware o sensori proprietari, ma sigla accordi con operatori del calibro di Waymo e Cruise per convogliare la domanda degli utenti verso le loro flotte. L'accordo potenziale con Atoms rientra perfettamente in questo schema, ma assume una valenza simbolica e strategica enorme: Uber non vede Kalanick come un rivale da ostacolare, bensì come un fornitore ad alta intensità di capitale capace di alimentare il suo marketplace con veicoli senza conducente.

Verso una seconda ondata della mobilità autonoma

La discesa in campo di Atoms arriva in una fase di forte rimescolamento per l'ecosistema dei robotaxi. Mentre Cruise cerca di riconquistare credibilità operativa e Waymo espande gradualmente la copertura chilometrica nelle città statunitensi, la pressione competitiva di Tesla con il progetto Cybercab e l'avanzata delle società cinesi impongono economie di scala immediate. I vertici di Atoms mantengono la riservatezza, sottolineando che i robotaxi rappresentano solo uno dei rami operativi dell'azienda, ma la combinazione di 1,7 miliardi di liquidità fresca, brevetti consolidati nel campo dei veicoli pesanti e il canale di distribuzione offerto da Uber crea i presupposti per una sfida industriale complessa e ad alto tasso di rischio.

Il punto di Mocchi's

La parabola di Atoms e il suo riavvicinamento a Uber mostrano con chiarezza come il settore della mobilità autonoma stia abbandonando l'illusione della disintermediazione totale. Per le imprese italiane del comparto tech, logistico e automotive, l'insegnamento è duplice: da un lato, sviluppare intelligenza artificiale per l'hardware fisico richiede capitali di scala globale, ma dall'altro nascono enormi opportunità di integrazione software per le aziende capaci di operare a livello di middleware, gestione flotta e telemetria di sicurezza. Piuttosto che inseguire la chimera del veicolo autonomo costruito da zero, la strategia vincente per il nostro ecosistema consiste nel posizionarsi come partner tecnologici affidabili sulle piattaforme di mobilità che già oggi governano i dati e le tratte.

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